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LEVICO (dal 1969 rinominata “LEVICO TERME”), uno dei maggiori centri della Valsugana, sta sulla sinistra del fiume Brenta (localmente chiamato “la Brenta”) ai piedi del monte di VETRIOLO, detto Monte Fronte, sul conoide di deiezione formato dal Rio Maggiore.

Del suo nome, detto nei documenti “Levigum-Levigo”, sono state tentate varie etimologie: da lùvegu, genovese, proveniente da opacus, cioè luogo opaco perché boscoso, a lupicus, che indica ancora bosco o luogo di lupi; dagli etimi celtici leoug, leak, per passare a leuca, leuga, lewa, che significano pietra di termine; al gentilizio barbarico Letta, da cui Levi vicus contratto in Levicus; per arrivare alle interpretazioni più accettate se si danno per scontate le origini latine di Levico come testimoniano i ritrovamenti di monete e sepolture dell’età imperiale (nel 1858 al “Capitelo del prà” fu rinvenuto un sarcofago romano oggi posto ai margini dei giardini vicino all’incrocio di Viale della Stazione con Via Marconi), la presenza di una diramazione della Via Claudia Augusta Altinate, che portava da Feltre a Trento, che favorì la penetrazione romana in Valsugana e i molti toponimi latini che lo circondano, tra i quali, latinissimo, il nome di uno degli antichi quartieri, il Foro, da Forum, ossia piazza del mercato: laevus vicus, nel significato o di sinistro villaggio, cioè posto sulla riva sinistra del fiume Brenta, o di elevato villaggio, cioè sorto in alto, sopra una lavina del Monte Fronte; infine l’interpretazione ultima: Levico è un nome latino prediale in quanto la colonizzazione latina creava i poderi, appunto “praedia”, e li indicava col nome del padrone, perciò un “praedium Livicune’, “podere di Livio”, avrebbe dato origine a Levico, poi volgarizzato in Lievigo e Levego.

Segni della presenza dei Longobardi sono in alcuni nomi propri citati in vari documenti (Altigunda, Armengarda, Rachi, Araucarda, Liubardus) e in toponimi, ad esempio “Guizza”, da “wizza” (pascolo della comunità).

Nel 1027, con la donazione dell’imperatore Corrado II il Salico al Vescovo Udalrico II, fu istituito il Principato Vescovile di Trento e Levico passò sotto il dominio di quest’ultimo che estendeva la sua giurisdizione per il “temporale” fino al Maso di San Desiderio, dove oggi corre il confine tra i Comuni di Levico e di Novaledo.

Per lo “spirituale” invece, Levico appartenne fino al 1785 alla diocesi di Feltre.

Il nome di Levico (“Levigo”) appare per la prima volta in un documento del 29 ottobre 1184: una bolla del papa Lucio III conferma al vescovo di Feltre, Drudo, tutti i poderi e i diritti in Valsugana.

Levico, dopo che entrò a far parte dei principato, seguì le vicende della Valsugana: le devastazioni di Ezzelino da Romano che due volte (1255 e 1256) attraversò la valle per puntare su Trento, la partecipazione all’insurrezione di Rodolfo Belenzaní contro il vescovo Giorgio di Lichtenstein del 1407 per l’affermazione delle libertà comunali.

Nel 1431, infatti, la “communitas Levigi” si dotò di una carta di regola in 39 paragrafi, successivamente aggiornata nel 1479 con aggiunte relative al trattamento dei forestieri e ulteriormente arricchita alla fine dei secolo XVI.

I Levicani furono tra i promotori, nell’agosto del 1525, della “guerra rustica”, una rivolta contro il capitano vescovile Graziadeo Galasso, che portò i contadini della Valsugana alla marcia su Trento ed alla dura sconfitta con conseguente altrettanto dura ritorsione.

Nel 1575 vi fu la peste portata da Trento dove i Levicani si erano recati alla fiera di San Giovanni ed altra terribile epidemia si scatenò nel 1636: dimezzò la popolazione e durò per quattro anni.

Nel settembre 1796 Napoleone, dopo aver vinto gli Austriaci nel Veneto, salì fino a Trento e lungo la Valsugana inseguì il generale Wurmser, trovando qualche resistenza austriaca proprio a Levico; altro passaggio di truppe francesi si ebbe un anno dopo.

Degno di nota pure l’episodio della Terza guerra d’indipendenza, quando il 24 luglio 1866 il generale de Medici, inseguendo gli Austriaci in ritirata in Valsugana, combattè a Levico trovando breve resistenza da un battaglione di soldati riparatisi oltre il muraglione del vecchio cimitero presso la Chiesetta della Madonna del Pezo.

Nel 1778 la zona fù ceduta alla Casa d’Austria e il 29 maggio 1779 l’imperatrice Maria Teresa prese possesso della città. Nel frattempo si stavano conoscendo le proprietà terapeutiche delle acque minerali arsenicali ferruginose, già menzionate, nel 1673, da Michelangelo Mariani nella sua storia del Concilio di Trento.

Nel 1700 videro la luce le prime pubblicazioni scientifiche e nel 1860 venne costituita una “Società balneare” per le cure e si costruirono i primi stabilimenti termali a Vetriolo. Di lì l’acqua fù portata a valle con acquedotti di legno e fu costruito lo Stabilimento Vecchio a Levico.

Il 1° aprile 1894, regnante l’imperatore Francesco Giuseppe, Levico fu elevato al rango di città. Durante la Prima Guerra Mondiale, la città fu evacuata e la popolazione andò esule in varie località “interne” al grande Impero Austroungarico: molti furono coloro che andarono nella lontana Moravia.

Lo Stabilimento Vecchio fu distrutto e poi ricostruito ed ampliato. Nell’ultima guerra la città fu sede dei Comando generale della Marina da guerra germanica; subì due terribili bombardamenti: in quello del 15 marzo 1945 andò distrutto lo Stabilimento termale e Grande Albergo Regina.

Dopo il secondo conflitto mondiale si verificò una notevole espansione urbanistica anche in relazione allo sviluppo delle Terme che passarono dallo Stato alla Regione, che costruì il nuovo Palazzo delle Terme al posto del distrutto Albergo Regina, poi alla Provincia Autonoma di Trento e, ultimamente alla gestione privata della “Levicofin”.

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Pina